Il ciclo dei Pirati della Malesia è stato in assoulto la mia prima lettura. Me lo regalarono per la prima comunione e fu una scoperta meravigliosa. Salgari ti immergeva in mondo lontano, anche nel tempo, ma te lo faceva vivere, bello palpitante davanti agli occhi.

Il personaggio che ho amato di più in quei romanzi non è stato Sandokan, l’eroe protagonista, il pirata feroce, ma gentile e coraggioso. E’ stato il fratellino bianco, l’uomo con l’eterna sigaretta. E’ stato Yanez. Yanez De Gomera, l’avventuriero  porteghese furbo e ironico, l’Ulisse di Salgari (contrapposto a Sandokan-Achille).

Yanez  mi era simpatico perché sembrava un po’ più umano della Tigre di Mompracem, tutto preso dalle sue passioni, la vendetta contro James Brooke, l’amore per Marianna, che lo rendevano anche, diciamolo, un po’ permaloso e spesso intrattabile. Yanez era sempre calmo, tranquillo, non si scomponeva mai più di tanto e, anzi, spesso tentava di riportare il suo amico con i piedi per terra.

Ecco, il suo amico. L’amicizia era fondamentale per tutti e due, ma, se Sandokan la manifestava con slanci potenti, a volte anche di intensità imbarazzante, per poi chiudersi in mutismi scontrosi, Yanez la dimostrava con i fatti, senza tante parole e smancerie, la dimostrava, soprattutto, con l’abnegazione e la lealtà.

A questo, credo, sono stato sempre legato di Yanez. L’amicizia è un valore assoluto, sacro, superiore a quello della propria vita, che non va proclamato a gran voce, ma dimostrato con l’azione, con i fatti. E non certo per ottenere qualcosa in cambio.

Nella nostra ormai oscura età barbarica, dopo “amore”  la parola più abusata è “amico”. Oggi sono tutti amici. Ti ho visto una volta, ci siamo dati del tu, mi hai aggiunto a Facebook (aaargh!), ti ho presentato qualcuno e sono “un tuo amico”. Peggio ancora quando ti dichiari tale perché magari ti posso essere utile, ora o in un nebuloso futuro. I potenti infatti, o gli aspiranti tali, sono pieni di amici, grondano amici da tutte le parti. I quali, a loro volta, gongolano felici perché così possono raccontare di essere amici del Tale o del Talaltro (e magari non si sono nemmeno mai presentati).

Ma quali amici e amici. Perfavore.

L’amicizia è un rapporto esclusivo. Gli amici si conoscono a fondo, anche se sono totalmente diversi tra di loro. E non si aspettano niente dall’altro. L’amicizia è in grado di generare forme di telepatia. La conoscenza dell’Altro è talmente profonda, che istintivamente ci si fa vivi proprio quando l’altro ne ha bisogno, senza nemmeno saperlo. E’ talmente profonda che ascoltare l’amico e condividere la sua gioia (ah l’invidia dei presunti amici invece!) o la sua tristezza sono comunque e sempre un piacere.

Quanti ne hai di amici così, eh? Troppo facile essere amici solo perché si beve una birra insieme una volta l’anno.

Yanez era un amico, Sandokan era un amico,  gente per cui l’Amicizia – abnegazione, lealtà, onore – era un modo di arricchire di senso la propria vita.

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